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primavera

domenica 1 novembre 2015

Dichiarazione d'amore..dedicata a se stesse


La vita di una donna, anche quando diventa mamma, è dura. Ci sono giorni in cui sei mamma ma di te, donna, non ne resta traccia. A volte mi sento come Alice nel paese delle meraviglie. Smarrita. Certo, intervengono molti fattori esterni che non aiutano:

  • i consigli e critiche di mamme, suocere, zie, nonne, vicine di casa, donne anziane sconosciute (io le chiamo affettuosamente "le vecchie") che ti fanno sentire ancora più inadeguata come madre; 
  • i vestiti pre gravidanza che non entrano più o che, se stanno, prendono forme nuove...perchè il corpo è cambiato. Magari ci passeresti anche sopra, poi arriva la commessa di turno che te lo fa notare (vedi post sulla commessa arpia del negozio premaman);
  • articoli su articoli di blog e siti on line per le mamme che ti consigliano le "12 mosse infallibili per risvegliare la passione con il tuo partner dopo il parto", quando l'unico desiderio sarebbe quello di riuscire a dormire e di non svegliare nessuno;
  • la dedizione e l'amore per la prole, i loro bisogni, sempre più urgenti dei tuoi.

Poi ci sono i fattori interiori. Scopri parti di te, lati del tuo carattere, assolutamente nuovi, nel bene e nel male e tocca imparare a conoscerli e a integrarli con il resto di te. 
Il resto di te che è perso, a spasso, da qualche parte. E con sé si è portato via un pezzo di autostima. 
E' uno di quei lavori, la maternità, che ti costringe a metterti in discussione ad ogni passo. Ma se manca la sicurezza di sé (il credere di potercela fare, non la convinzione di sapere tutto), questo compito diventa troppo difficile e perdersi nel folto del bosco è un attimo. 


Prendiamoci cura di noi dichiarandoci amore e stima. Virginia Satir, psicologa e terapeuta familiare statunitense, scrisse questa meravigliosa dichiarazione di autostima. Io ce l'ho come poster in camera.



"Io sono io. In tutto il mondo non c’è nessun’altro esattamente come me. Ci sono persone che hanno alcune parti come me, ma nessuno equivale esattamente a me. Perciò, tutto ciò che esce da me è autenticamente mio, perché io solo l’ho scelto.

Mi appartiene tutto di me, il mio corpo, con tutto ciò che fa; la mia mente, con tutte le sue idee e i suoi pensieri; i miei occhi, con le immagini di tutto ciò che contemplano; i miei sentimenti, qualsiasi essi siano: rabbia, gioia, frustrazione, amore, delusione, eccitazione; la mia bocca e tutte le parole che ne escono: educate, dolci o aspre, corrette o scorrette; la mia voce, sonora o delicata; e tutte le mie azioni, che esse siano verso gli altri o verso me stessa. 


Mi appartengono le mie fantasie, i miei sogni, le mie speranze, le mie paure.

Mi appartengono tutti i miei trionfi e successi, tutti i miei fallimenti ed errori.

Poiché mi appartiene tutto di me, sono in grado di familiarizzare intimamente con me stesso. Facendo ciò sono in grado di amarmi e di essermi amica in tutte le mie parti. Posso allora far sì che tutto di me lavori per il mio migliore interesse.

So che ci sono degli aspetti di me che mi sconcertano e altri aspetti che non conosco.

Ma finché mi sono mia amica e mi amo, posso coraggiosamente e con speranza cercare le soluzioni ai rompicapo e i modi per scoprire di più su me stessa.

Comunque io sembri, qualsiasi cosa dica e faccia e qualsiasi cosa pensi e senta in un dato momento del tempo, sono io.


Quando rivedo più tardi come sembravo, cosa ho detto e fatto, come ho pensato e sentito, certe parti possono risultarmi sconvenienti.

Posso scartare ciò che è sconveniente e tenere ciò che si dimostra adatto e inventare qualcosa di nuovo al posto di ciò che ho scartato. Sono in grado di vedere, sentire, emozionarmi,pensare, dire e fare.


Ho i mezzi per sopravvivere, per essere vicina agli altri, per essere produttiva e per dare senso e al mondo esterno, alle persone e alle cose al di fuori di me.

Io mi appartengo e, perciò, posso progettarmi.


Io sono me e sono giusta.

lunedì 26 ottobre 2015

Quando nasce una mamma..nasce il senso di colpa???

Quando si parla di maternità sembra che non ci sia posto per sentimenti ed emozioni diverse da felicità ed amore. Timidamente, specie all'inizio, si parla di stanchezza. Poi ci sono le ansie e le paure delle mamme, quasi da riderne.
Quando ho provato a cercare su internet rabbia e maternità ho trovato solo un libro inerente l'argomento. Rabbia, frustrazione e, inevitabilmente, senso di colpa sembrano sentimenti troppo lontani dal concetto di genitorialità. Ogni tanto capita di vedere bimbi piangenti e mamma e papà furibondi. Ma, in genere, si tratta di bambini più grandi. Chi potrebbe urlare ed arrabbiarsi con un neonato?!
Gli scaffali delle librerie sono zeppi di manuali del bravo genitore: come mettere a letto tuo figlio, come fargli mangiare tutta la pappa, come farlo smettere di piangere, di fare i capricci, di stare in braccio e così via. Tutti metodi e strategie per crescere bimbi sani e adulti felici, a detta degli spot che li pubblicizzano. Perché i bimbi devono essere felici. Perché i genitori devono essere felici.
Un pomeriggio di qualche anno fa, andai a trovare mia sorella e mia nipote che, all'epoca, avrà avuto 3 anni. "Tesoro di zia, quanto sei dolce e bella" dissi io. Mia sorella, con occhio degno delle peggiori matrigne Disney, rispose " E' la figlia di satana, altro che!". Uscii da casa sua pensando "ma quale madre sciagurata direbbe una cosa del genere di sua figlia!?". Fino a che non ho avuto Emma.
I neonati hanno occhi troppo grandi per un viso molto piccolo, le ciccette che escono dappertutto, un profumo inebriante. la pelle morbida, lallano...tutto per intenerire l'adulto che lo accudisce. Eh sì! Perché quando non dormono, piangono come se non ci fosse un domani, sporcano se stessi, te, il letto, il compagno, le pareti di casa subito dopo aver fatto il bagnetto, urlano nel momento esatto in cui il tuo occhio si è coraggiosamente chiuso speranzoso di raggiungere, non dico la fase rem, ma almeno di vedere la prima pecora, sentimenti di rabbia e frustrazione prendono il posto dell'amore e della compassione. E l'idea di suonare ai vicini (il nostro lo abbiamo ribattezzato Gargamella. Ogni volta che lo vediamo passare canticchiamo la canzone dei puffi). e lasciargliela sembra l'unico chance di sopravvivenza.
Emma era nata da poco. Allattamento 24h. Una mattina, all'alba, mi ritrovai in una sorta di dormiveglia pensando "adesso le metto il cuscino sulla faccia e così dormo". Mi svegliai assalita dall'angoscia e dalla vergogna che, anche solo una piccolissima parte di me, seppure in stato di semincoscienza, potesse aver pensato una cosa del genere.
Eppure succede di essere così stanchi e di pensare che sia tutto fuori dal nostro controllo. Ma come mai, pensiamo, non sono in uno stato di estasi perenne? E, così, corriamo in libreria a comprare il manuale per riprendere in mano la situazione e impedirci di sentire sentimenti ed emozioni che, ci hanno insegnato, sono brutti e sono da allontanare.
E se, invece, crollassero tutti questi tabù? E se provassimo ad accettare che sono parte di noi, quei sentimenti? Provare e immaginare non significa mettere in atto. Anzi. Certi scatti, certi comportamenti sono il frutto di inconsapevolezza e di repressione di parti di noi.
Bowlby, psicanalista inglese, scriveva "Chi fornisce le cure deve a sua volta riceverne". E se, ogni tanto, ci prendessimo cura di noi perdonandoci le nostre imperfezioni?

domenica 19 luglio 2015

Cara neo mamma, sei grassa! Quando fare shopping ferisce...

Iniziamo dai fatti. Dopo settimane, finalmente, riesco ad andare in un negozio monomarca premaman dall'altra parte della città. E' una marca che conosco. Ho un vestitino comprato quando ero incintissima. So che alcuni di questi abiti sono anche adatti all'allattamento. A Settembre, una carissima amica si sposa e, così ho pensato di farci un salto sperando di trovare un vestito adatto all'occasione e che mi permettesse di allattare la pargola. Entro. La prima domanda di chi mi riceve: "che taglia porta?" "48". Non sembra convinta. Pensa , forse, che ne indossi una (o due o tre...cento) di più. Mi mostra un paio di vestiti: uno non va bene per allattare, l'altro non mi piace. Cerca. Prima osservazione: "sa ne ho poche,ormai, in tante mi hanno chiesto taglie grosse". Quando, in un negozio di abbigliamento, iniziano ad usare il termine grosse, per le taglie, so già cosa sta pensando la commessa e come andrà a finire. Provo un paio di vestiti, niente male. Almeno così penso io. La signora non è d'accordo: "magari il tessuto cede". All'ennesima affermazione di questo tipo le chiedo: "ma pensa che tiri?" (io mi sentivo comoda...) "Ma no, un pochino. Comunque il tessuto cede". Provo un altro abito. Ed ecco la perla. "Quando ce l'ha il matrimonio? Presto?" E qui, inizio ad intravedere dove sta andando a parare. "No, a Settembre." "Ah, bene. Così ha il tempo per dimagrire un altro po'." "Scusi?" "eh si, io anche c'ho messo un po' a perdere." Rispondo"Guardi, della gravidanza ho perso tutto, sono io che sono così. " "Ma allatta, anche il seno sarà grosso." Ormai le staccherei la testa"Ho preso si e no una taglia." Con aria sconsolata "Ah, allora niente." A questo punto mi girano in maniera vorticosa. Da una persona che ha cercato di umiliarmi non compro nulla e decido di "pensarci". Vado alla cassa per recuperare le mie cose e la tipa, imperterrita, continua con la storia della dieta e del tessuto che cede. A questo punto le rispondo che trovo inopportune certe affermazioni tanto più rivolte ad una persona che ha partorito 5 mesi prima e che, magari, potrebbe anche avere dei problemi rispetto al proprio peso e che lei non conosce. E qui si svela la carogna che è: mi guarda e sorride, fa finta di nulla e ribadisce la cedibilità del tessuto. Le dico che non ha capito nulla e me ne vado.
In quel sorriso beffardo c'è tutto il giudizio che, da subito, ha impedito a lei la vendita e a me di uscire contenta e felice con il mio abito per il matrimonio.
Come counselor ho scelto di occuparmi, in particolare, di maternità e di alimentazione. Comune denominatore: la donna e i fantasmi con cui si trova a combattere.
Sempre più spesso, ragazze via via più giovani, si ritrovano a combattere con un'immagine del proprio corpo distorta e la pubblicità, le amiche e le commesse non le aiutano nella lenta e, a volte troppo, dolorosa accettazione della propria fisicità. Negli ultimi anni, l'età in cui insorgono disturbi legati all'alimentazione si è abbassata ed alzata: possono soffrirne bimbe di 8 anni e donne di 40. Non sembrano essere pià legati alla fase di cambiamento e di smarrimento tipico dell'età adolescenziale. Altri fattori influenzano e favoriscono l'insorgere di questo disagio. Uno dei più importanti: la pressione sociale.
Certo, non sarà la commesa di turno a provocarlo. Ma può fare molti danni. E, se non si hanno gli strumenti per difendersi, la ferita inferta è profonda.
Chi è mamma da poco ha tante cose a cui pensare e di cui occuparsi. Eppure è proprio in questo periodo che l'immagine positiva di sè vacilla. Ritrovare la forma fisica può diventare un chiodo fisso, sentirsi non più desiderabili porta a sofferenza.
Una neo mamma è tosta quando si tratta del proprio cucciolo, ma può essere molto fragile riguardo a se stessa. E certi commenti non aiutano.
Come difendersi? Innanzitutto guardandoci. Diamo uno sguardo a questo corpo, così cambiato e sempre uguale. Non distogliamo lo sguardo. Accarezziamolo e prendiamocene cura: con una doccia, massaggiandolo con l'olio del pargolo, abbracciandolo, mettendo dello smalto sui piedi, una seduta dall'estetista (magari a casa con la nonna che guarda il pupo). Tempo per noi ce n'è sempre poco, pochissimo, un soffio. Chiediamo aiuto per riprenderne un po'. Quel tanto che basta a guardarci. E' un corpo ancora pieno. Di energie e di speranza, oltre che di ansia e pensieri.
Guardo mia figlia e penso che vorrei un mondo dove i giudizi non esistono. La verità è che la prima a non giudicarsi, male, devo essere io ed è questo che vorrei insegnarle. Ed è questa la vera difesa di sé.

Piano piano scriverò, con il vostro aiuto, altri post rispetto a qualche esperimento da fare riguardo alla propria immagine. Se avete dei suggerimenti, scrivete.

martedì 14 luglio 2015

Noi che: in due non siamo più.


Illustrazione di Puuung
In molti articoli che mi è capitato di leggere rispetto alla coppia nel post nascita, viene posto l'accento sulla vita sessuale: dal come ricominciare, alle precauzioni da prendere, perfino l'uso di giochini per risvegliare l'entusiasmo. E' vero, la fisicità, in un rapporto, è importante. Ma non dopo il parto. C'è davvero altro prima di cui preoccuparsi e su cui lavorare. Eh sì, perchè, il rapporto di prima è finito. Prima di avere un figlio si era solo in due, due fidanzati: hai voglia di fare una gita, prendi e vai, hai voglia di fare l'amore, lo fai, non hai orari (almeno nel week end..ah! i week end a letto!), dormi, mangi, ozi, hai il tempo per litigare e per fare pace. Gli impegni istituzionali (famiglia di lei e/o quella di lui) sono limitati. Perchè, diciamocelo, due fidanzati non suscitano grande interesse. A meno che. A meno che non abbiano detto alla famiglia: ci sposiamo, facciamo un figlio, aspettiamo il bebè. Allora acquistano un nuovo fascino. All'arrivo del pupo, poi, lo scarso interesse diventa zero interesse. E' lui/lei che attira tutte le attenzioni (e, la maggior parte delle volte è un sollievo!).
I primi due anni di vita del bambino (ne parlerò in un altro post, nel frattempo consiglio la lettura del libro di Laura Gutman) la mamma vive in simbiosi con il pargolo. E non più con il papà. Tutto ruota attorno alla protezione del piccolo. I mesi dopo il parto, poi, sono caratterizzati da stress: essere all'altezza del ruolo, i pianti, l'allattamento, un corpo che è cambiato, l'ormone (benedetto!) ballerino e la mancanza di tempo. Tempo per oziare, tempo da perdere, tempo per noi due.
Poi succede. Succede che una sera, tuo figlio decide di addormentarsi ad un orario decente. Succede che lo molli in culla o nel lettone e tu puoi andartene in cucina dove c'è lui che ti aspetta con la cena fredda. E succede che ti guardi, sorpreso, ed è un attimo riprendersi. Ehi, ciao, ti ricordi di me?! Ci si salta addosso, per fare l'amore, o per farsi le coccole, o solo per abbracciarsi e ricordarsi che si è coppia ancora. E' importante mancarsi ed è importante ritrovarsi. Si è stanchi, sporchi, mal vestiti, stressati. Chissene. Dirsi ciao e farsi una coccola, abbracciarsi come in questo quadro, per ricordare all'altro e, a se stessi, che è da questo amore ed è da questo affiatamento che è nata la creatura che dorme di là. Tra le promesse da farsi e rifarsi c'è questa: appena c'è un attimo, chiamiamoci, vediamoci, stiamo insieme, perdiamoci in un abbraccio. C'è tempo per i conti, per la burocrazia, per gli impegni, per chiarirsi e comunicare con il partner, come consigliano molte riviste e come consiglio come counselor. Diamo spazio e tempo alla fisicità, prima. Non alla passionalità, ma alla complicità, alla comprensione, al sostegno dell'altro. Io ci sono per te. Io ho tempo per te. Il tempo per la coppia non è, sicuramente, mai sprecato.

venerdì 3 luglio 2015

10 Consigli a parenti e amici di una neomamma

Sono diventata vegetariana e ho scoperto che, intorno a me (parenti, amici, amici di amici, la cugina della zia della nipote di mia nonna in cariola), tutti avevano una laurea, o almeno un corso di specializzazione, in nutrizione e medicina spiccia. Sono rimasta incinta e, oltre alla laurea in nutrizione...toh! Anche quella in ostetricia e ginecologia! Sforno la creatura e, indovinate un po'?! Pediatria e puericultura. Più le suddette lauree precedenti. Tra gli ormoni gravidici e quelli post, ve l'ho detto no che sono un po' aggressiva, io mi ritrovo a contare...ma, poi, sbotto. Ecco il perchè della foto.
Di consigli ne ricevo e ne riceverò un sacco. Ma tu chiedi! Eh no!! Uno chiede, allora accetti le risposte. Ma se uno non chiede?!
Doverosa premessa per i parenti/amici/conoscenti.Quando parlate con una neo mamma tenete conto che:
  • a meno che non appartenga a quel gruppo di mamme paracule (eh diciamolo!) che "il bambino mi dorme 20 ore",  è probabile che non dorma da mesi (già gli ultimi della gravidanza). Ricordo che, la privazione di sonno, rientra tra le modalità di tortura in qualsiasi cultura.
  • E' piena di ormoni: sta smaltendo quelli della gravidanza e, in allattamento, l'ossitocina è a bomba (più altri oppiodi naturali!). Non è sempre facile riuscire a gestire le proprie emozioni. Non solo, il pianto dell'infante che, a voi, può sembrare tenero, è per lei fonte di stress. La natura ha fatto in modo che così fosse ma, soprattutto in quei momenti, mettetevi in un angolo e aspettate in rigoroso e monacale silenzio. A meno che non sia lei a chiedervi di intervenire. Allora pronti. Sempre con discrezione.
  • Si sta occupando 24h di un altro essere umano. Di lei non riesce ad occuparsi. Almeno non come prima. Andare in bagno sembra un miraggio. E non è solo il tempo che manca. A volte manca anche la motivazione.